Passamaneria: espediente ingegnoso per sarte alle prime armi

Fiorella era stufa di essere costantemente ignorata. Stanca di portare da giorni lo stesso gilet blu imbastito in gran fretta. Lei è una modella come si deve, non la si può trascurare.
Così, visto   che la domenica se n’era ormai andata, la pioggia continuava a cadere e l’animo necessitava ancora di rilassarsi, ho deciso di completare l’opera abbandonata a metà.

Di solito sono una precisa: se inizio un lavoro creativo non posso resistere senza vederlo completato. L’idea di interrompere in circuito magico mente-mani-materia mi infastidisce, anzi non mi lascia tregua. Così molto spesso rimango sveglia fino a tardi per concludere i progetti iniziati e godermi la soddisfazione di addormentarmi distrutta, con le mani indolenzite o gli occhi stanchi.
Ma quel gilet era partito col piede sinistro.
Ci sono quei progetti che nascono scarichi e difficilmente attivano quel meccanismo diabolico che li rende inseparabili dalle mani di chi li ha creati. Il gilet blu faceva parte di questi. E peggio ancora: il taglio del modello e la fase di preparazione alla cucitura non lasciava dubbi: qualcosa è andato storto. Con pochi rimpianti e un pizzico di delusione, è servito come riparo di fortuna per le forme della Fiorella, e di lui più nessuno si è curato.

Fino a ieri.

Anche in questo caso, una (s)fortunata congiuntura di fattori propizi ha permesso al gilet blu di trovare la sua strada. L’incentivo più forte è stato, a dire il vero, lo stesso pranzo domenicale a base di gustosi cibi tradizionali e mortificanti atmosfere “familiari”.  (Anche per questo tema servirebbe una pagina di NON-DIARIO, ma l’ora è tarda e il sonno induce l’animo ferito a blaterare al vento.)
Insomma, ingaggiata una bobina blu, le cuciture imbastite e impolverate hanno assunto una forma via via più definita. Pur con qualche intoppo classico : cuciture ondulate, intrecci, invrucchi, inceppi e dislivelli, l’ora della scucitura del filo provvisorio è giunta anche per il gilet.

Peccato che, una volta rifinite tutte le cuciture, la verità si è manifestata in tutta la sua brutalità. E ancora una volta mi torna alla mente la triste leggenda di quella gatta frettolosa e dei suoi gattini ciechi.

Niente paura! L’illuminazione geniale arriva un momento prima del fatidico lancio del gilet nel cesto dei ritagli: la PASSAMANERIA !!!

Per restituire dignità a un modello che già aveva avuto i suoi guai ho rifinito i bordi del gilet con una passamaneria blu e bianca acquistata qualche mese fa, lungo l’apertura anteriore fino alla base, e poi fino alle cuciture dei fianchi.
Per riparare agli errori di taglio della stoffa, invece, ho pensato di chiudere il gillet solo nella parte superiore, sovrapponendo la metà più larga a quella tagliata troppo stretta, con una fibbietta di metallo.
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DSCN1105 Come potrete intuire, questa volta la soddisfazione del poter dire “l’ho fatto io” non sta solo nell’orgoglio di aver recuperato un lavoro dato per perso.

Il vanto sta soprattutto nella consapevolezza che c’è chi sa spuntarla anche quando si mette male, e si tira volentieri fuori dai guai. Non si chiama fortuna, si chiama forza di volontà.

E mai come in una domenica grigia e fredda come quella di ieri, la forza di volontà, unita a un’abbondante dose di macchina da cucire, solleva l’animo e restituisce coraggio.

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