Giorno Numero Zero

Questo blog non mi vedeva da un po’.
Non è la prima volta che lo abbandono a se stesso e dunque suppongo non fosse poi tanto preoccupato per la mia assenza. Io invece lo ero parecchio!

Primo, perché questo spazio è nato in un periodo di grande determinazione e attività creativa, un periodo denso, pieno di viaggi, incontri, pensieri, vita. Lasciarlo solo è un po’ come dimenticarsi di spolverare quella bella, bellissima foto incorniciata sulla libreria.

Secondo, perché qui ho raccolto solo alcuni dei miei progetti di cucito, cucina e varie. Molti altri, specie i più ambiziosi, sono passati svelti sotto le mie mani, spesso troppo rapidamente per trovare posto in queste pagine virtuali. Così, mentre consegnavo un regalo fatto a mano, indossavo l’ultima creazione sartoriale o mi gustavo una nuova prelibatezza, dicevo a me stessa: “questa dovresti raccontarla sul blog, te ne sei dimenticata anche sta volta!”

Ma il motivo principale dell’assenza, mio malgrado, è nascosto in un tempo che per tanti è ambito, sudato, invidiato: il primo lavoro.
Trovare lavoro, per i giovani in generale – ma ancor più per quelli come me, che studiano con impegno e passione ma scelgono percorsi che aprono mille porte o forse nessuna – è di questi tempi un’impresa non facile, una corsa ad ostacoli che non di rado è disseminata di alte siepi, pozzanghere fangose e altre eventuali forme di sfruttamento più o meno legale che mettono alla prova anche la più convinta autostima.
Ebbene, per mille che falliscono, alcuni ce la fanno. E io sono tra questi. Passano poche settimane dalla mia laurea magistrale e mi ritrovo seduta ad una scrivania. Passano 6 mesi di stage (ben retribuito, con orari regolari e mansioni di crescente responsabilità) e mi ritrovo incaricata – a tempo indeterminato – di gestire un’intera (per quanto ancora tutta da sviluppare) funzione aziendale.
E mentre imparo cosa significa ricevere ogni mese un accredito sul conto, mentre mi abituo alla trama spesso insidiosa della colleganza al femminile, mentre scopro cosa so fare – e soprattutto cosa non so fare…
Mentre tutto questo – e molto di più – accade il tempo è andato, la giornata è finita, la vista non regge una sessione notturna di cucito, l’umore non è sempre ai massimi livelli, le domande crescono e si moltiplicano.
“Cosa mi tiene seduta a questa scrivania ogni giorno?”
“Qual è il mio scopo nella vita?”
“Cosa rimane a me del tempo che spendo lavorando?”
“E’ veramente questo ciò che voglio fare?”
“Cosa c’è che non va in me se, mentre tanti coetanei fanno la fame e le fotocopie, io mi lamento di una collega che non saluta entrando al mattino?”

Creare, cucire, tagliare e incollare sono stati spesso àncora di salvezza e ora d’aria in mezzo a questo turbinio, ma anche parentesi un po’ troppo schiacciate per ricevere adeguato spazio mediatico su questo blog.

– E allora cosa sei qui a fare?

– Sono qui ad inaugurare un nuovo cammino, con molto più tempo libero, molti meno soldi, molta felicità nel cuore.

Delle tappe e della meta verso cui porta questa strada si scoprirà nei prossimi giorni. Per ora è tempo di godersi la consapevolezza di aver fatto la scelta più rischiosa, ma anche la più saggia, quella che ha ricevuto tanto incoraggiamento dalle persone del cuore ma ha anche suscitato moniti e minacce di vario tipo, sempre dalle persone del cuore –  diciamo quelle che hanno in media 45-55 anni.

Il “giorno numero zero” è una semplice sfida/promessa: usa questo tempo per te, fai ciò che ti fa sentire bene, pensa molto, crea di più. Cerca la nuova rotta e mettiti in marcia con energia nuova. E possibilmente, raccontala.

 

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