Avere cura

Sorrido ripensando a me tre anni fa, in queste stesse ore, mentre impacchettavo con malinconia i miei tre mesi a New York City, cercando disperatamente di trovare per ogni oggetto, ricordo ed episodio un posto in valigia.

La campagna per l’elezione del sindaco mi aveva inglobata con il suo frenetico turbinio di eventi, mentre il diario su cui avrei dovuto annotarli per il mio studio giaceva polveroso sulla scrivania. La città mi aveva conquistata (se mai ce ne fosse stato bisogno!) con il suo irresistibile miscuglio di odori aspri e fumosi, con le milioni di facce  incrociate per strada, in metro, da Starbucks, tra un ciclo e l’altro della lavanderia a gettoni, con i suoi scorci irresistibili nascosti dietro ad ogni angolo.

Ciò che più spesso mi riporta a quei momenti è scoprire all’improvviso che l’aria si è fatta di nuovo fredda e pungente e che anche questa volta, dopo una lunga estate e un autunno troppo breve, è tornato l’inverno.  Dovunque io sia, in un preciso istante di uno specifico giorno, mi accorgo di essermi di nuovo stretta nelle spalle, cercando di coprire con ciò che indosso quanti più centimetri possibile degli spazi di pelle rimasti scoperti.
E così mi accadeva tre anni fa a Manhattan, dopo la lunga estate indiana, mentre per strada incrociavo centinaia di corridori imbevuti della pioggia gelida che si era abbattuta sulla Maratona.

In quei primi giorni di vero inverno, terminata la giornata di lavoro, il nostro giovane team leader ci salutava  con un così premuroso “Stay warm!” da farlo sembrare improvvisamente molto più simile ad una nonna romagnola che ad un californiano di origini asiatiche trapiantato a New York.
E la sua premurosa raccomandazione è rimasta così impressa nei miei ricordi che ogni anno, in questi primi giorni di vero inverno, viene anche a me spontaneo preoccuparmi che le persone che ho intorno abbiano cura di sé e stiano al calduccio.

Avere cura è, in effetti, una delle più concrete espressioni di affetto, amicizia, vicinanza che io conosca.
Si manifesta con raccomandazioni e consigli, con l’ascolto e il confronto sincero, cucinando e condividendo il tempo di un pasto, creando PER e CON le persone del cuore.

Una di queste ha condiviso con me i primi giorni di questo inverno e gli ultimi prima di un nuovo inizio, nel calduccio di una mansarda modenese, tra chiacchiere, cucina e cucito.

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